La scelta giusta

Il consumismo determina un aumento dei consumi per soddisfare bisogni indotti dalla pubblicità, dalle mode, dalla spinta sociale; bisogni fittizi che vengono fatti apparire come reali al solo scopo di allargare continuamente la produzione

La bevanda scura per decenni conosciuta come un unico prodotto, ne diventa sette:

senza zucchero,

senza caffeina

con più caffeina

al gusto agrumi

energetica

senza calorie

dolcificata naturalmente.

I tipi di farine che si trovano oggi sugli scaffali dei supermercati sono circa 40.

Dalla seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte,(Wikipedia) passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all’anno nel 2000 dicono a causa dell’aumento della popolazione che però  è solamente raddoppiata e non quintuplicata.

In verità i paesi occidentali hanno aumentato il consumo pro-capite. Anche questa volta la risposta e nell’aumento dei prodotti, si sono affacciati sul mercato “I preparati” tutti quei prodotti pronti per essere cotti: polpettone di vitello con provola speck e trevisano, polpettone di vitello con verdure grigliate, polpettone di vitello con verdure e formaggi, polpettone di vitello……

Consumismo che produce spreco di cibo: (stime al rialzo rispetto ai dati FAO) e danni ambientali.

Ovviamente il consumismo non riguarda solo il cibo, la pubblicità ci segue dentro i supermercati e ci propone centinaia di bagnoschiuma e di creme. A chi non è capitato di essere colpito dai colori della confezione, dalle scritte che proponevano miracoli e di acquistare una crema per poi usarla appena ed infine buttarla via?

Per non parlare degli oggetti tecnologici, che proliferano a dismisura in ogni parte della nostra vita, molti di questi non deteriorano ma diventano obsoleti o non più rispondenti al nostro nuovo bisogno, bisogno suggerito dal consumismo.

Molti prodotti oggi, 6 milioni, sono derivati dal petrolio;  le loro lavorazioni, il loro imballo, il loro trasporto e il loro smaltimento produrranno un inquinamento che  durerà  più del periodo in cui sono stati utilizzati e provocheranno un danno ambientale  maggiore del prezzo pagato al momento dell’acquisto, prezzo che pagheremo tutti.

La recente tendenza della sociologia e dell’economia tendono a sminuire gli effetti negativi del consumismo, con studi e ricerche finanziati da chi ha un acceso conflitto di interessi.

Sono i consumatori, con le loro scelte quotidiane, ad avere il potere reale di influenzare il mercato e le scelte produttive; siamo noi che abbiamo in mano il potere di salvare l’ambiente.

Acquistiamo prodotti che come una volta hanno la caratteristica principale di durare, scegliamoli di qualità, di materiali il più possibile naturali, provenienti da una filiera corta così da abbattere l’inquinamento creato dal trasporto e dagli imballi.

Non facciamoci influenzare dalla pubblicità, dalle mode, dalla spinta sociale che suggerisce prodotti che si caricano unicamente di significati artificiali.

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