LA POTATURA CHE UCCIDE LE PIANTE

Il motivo più comune per cui si pratica la capitozzatura è la riduzione delle dimensioni di un albero perché si pensa che gli alberi troppo alti possano costituire un pericolo, gli alberi sono da sempre alti ma veramente da sempre, già quando ero piccola mi ricordo che gli alberi erano alti eppure non ho memoria di stragi compiute dagli alberi, si qualche incidente, sicuramente anche incidenti drammatici, ma incidenti rari che non si possono di certo paragonare ai morti sulla strada o sul lavoro eppure le macchine continuano a circolare e le persone a lavorare anche in condizioni prive delle dovute protezioni.

(P.S. questo articolo doveva uscire a marzo, quando è stata fatta la “potatura” a questi alberi nei pressi della rotonda alla fine di via Brodolini)

Cos’è la capitozzatura ?

La capitozzatura è il taglio indiscriminato del fusto, delle branche primarie o di grossi rami, eliminando così gran parte dello scheletro e della chioma.

Cosa si scrive a proposito della capitozzatura?

…..la capitozzatura è una tra le più dannose tecnica di potatura degli alberi, nonostante più di 30 anni di letteratura e di seminari per spiegare i suoi effetti nocivi

SIA Società italiana arboricoltura

….distruzione del verde urbano e periurbano

Co.n.al.pa. Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio

Capitozzare è un retaggio che viene dalle pratiche agricole di un tempo. Quando invece si capitozzano alberi in aree cittadine o periurbane, quasi sempre si effettua un’operazione sbagliata e dannosa…..

Legambiente

è una pratica inaccettabile di potatura e ogni danno causato dalla caduta dei rami di alberi gestiti scorrettamente può essere riconosciuto come negligenza presso un tribunale. 

“Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile” del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del Ministero dell’Ambiente

Sette le ragioni per dire no alla barbara pratica della capitozzatura.

Società internazionale di arboricoltura

Sviluppo di malattie, funghi e parassiti. I monconi di un albero capitozzato formano ferite difficili da rimarginare (anche perchè quasi mai sui tagli viene messo l’apposito mastice cicatrizzante). Al contrario questi tagli e cavità vengono rapidamente attaccati e colonizzati da funghi, spore, insetti e parassiti vari che intaccano ulteriormente la struttura del legno, rendendolo ancora più fragile (portando poi all’abbattimento dell’albero).

Deficit nutritivo e indebolimento generale. Qualunque intervento che rimuova più di 1/3 della chioma modifica il metabolismo dell’albero causando un deficit di sostanze nutritizie ed abbassando le difese immunitarie dell’albero nei confronti di vari patogeni Le foglie sono gli organi con cui l’albero produce il proprio nutrimento; rimuovendole l’albero rimane senza l’energia necessaria ad alimentare tutte le sue parti.

Ricrescita accelerata dei rami deboli. La pianta reagisce alla capitozzatura gettando nuovi rami, si tratta però di rami deboli, con attaccatura fragile, che la pianta produce in gran quantità per ricostruire al più presto la necessaria massa fogliare di cui ha bisogno per nutrirsi. Il risultato è che in poco tempo avremo una gran quantità di rami ma più fragili e pericolosi, una chioma squilibrata ed una forma dell’albero che comunque si presenterà poco armonica e meno bella.

Aggravio dei costi. Per ogni ramo tagliato muore anche una o più radici, con un indebolimento strutturale della pianta che, ricordiamo, nei casi di alberi maturi è sottoposta alla base a forze di trazione pari anche a 200 t., per esempio nelle giornate di vento. Insomma una situazione complessiva che “chiamerà” la necessità di nuove potature.

Shock solare. Riducendo o eliminando la chioma si espone la corteccia del tronco e dei rami residui all’azione diretta dei raggi solari, che producono delle vere e proprie scottature.

Brutture. Inutile dire che gli alberi capitozzati sono penosi, brutti a vedersi e fanno tanta tristezza. Sino a quando non ripristina la chioma, la pianta apparirà come mutilata e sfigurata, privata della sua importante funzione estetica.

Morte dell’albero. Molte specie, mal sopportano le potature e la riduzione improvvisa del fogliame facilmente porta alla morte della pianta.

Gli alberi in Viale fiume hanno subito la capitozzatura, si vedono piccoli rami che partono da un ramo maggiore, si è persa la struttura gerarchica dei rami. Molti di questi alberi oggi sono bucati, svutati.

Ma Perché si continua a praticare la capitozzatura???

Non conoscenza della fisiologia degli alberi
Costi più bassi (ma che poi diventeranno più alti dopo tale pratica)
Fobie varie (l’albero si muove col vento, ha superato i palazzi, porta animali, cade…….)
Ditte non formate sull’arboricoltura
Tutti questi motivi si possono assumere con una sola parola: Ignoranza.

Alberi Urbani

e ancora…..

L’albero ha bisogno di essere potato, così si rinforza    FALSO!

Dopo una potatura troppo drastica l’albero affronta almeno quattro problemi fondamentali:

  • carenze nutrizionali per la mancanza di fogliame, perchè l’albero assorbe i nutrienti con le radici ma le può utilizzare solo tramite le foglie, con la fotosintesi clorofilliana che ne ricava gli zuccheri, la vera fonte di energia;
  • la cicatrizzazione delle ferite, necessaria per impedire la penetrazione di funghi e patogeni
  • la necessità di un immediato schermo solare per proteggere il fusto rimasto scoperto;
  • il riequilibrio della chioma con le radici.

Bisogna ridurre l’altezza e l’ampiezza degli alberi, altrimenti cadono    NO! 

 La chioma che si forma dal capitozzo non è attaccata al tronco saldamente come l’originale, perchè ancorata solamente agli strati più superficiali della branca genitrice. Così rami anche di notevoli dimensioni possono schiantare da un momento all’altro, mettendo a rischio l’incolumità dei cittadini. Si parla, in gergo tecnico, di “scosciature”.  Con la capitozzatura non si rende un albero più forte nei confronti del vento, perchè la ricrescita veloce e forzata di nuovi rami rende l’albero molto più vulnerabile, rischiando lo sradicamento e la rottura. Quindi si ottiene un effetto contrario a quanto desiderato.

Con la capitozzatura evitiamo che un albero cresca troppo    FALSO!    

E’ impossibile ridurre in questo modo la grandezza di un albero: dopo una violenta potatura questo aumenterà il suo ritmo di crescita per rimpiazzare la parte perduta, e in pochi anni, se l’albero non è nel frattempo morto a causa della capitozzatura, ritornerà alle dimensioni precedenti.

Solo una corretta potatura di formazione, cioè quando l’albero è ancora giovane, permette di intervenire agevolmente in seguito per controllarne la crescita. Curiosamente, invece di procedere alla potatura di alberi giovani, in prevalenza si potano drasticamente alberi di una certa età, spesso secolari. Così di una creatura maestosa e brillante del suo colore verde resta solo lo scheletro!

 Un albero lasciato a se stesso cresce male, è brutto    NO!

Gli alberi hanno molte forme e dimensioni finalizzate principalmente a catturare la luce in modo ottimale. L’innumerevole varietà di architetture definiscono l’identità di ogni specie arborea e ne costituiscono il carattere fondamentale e la bellezza.  Le piante esistono da molto più tempo di noi, ci hanno visto arrivare e con ogni probabilità ci vedranno andare via… non hanno assolutamente bisogno dell’uomo.

Potando troppo e male l’albero cresce a dismisura, con una chioma totalmente disordinata e intricata. L’albero perde l’armonia naturale della sua forma e allora sì, diventa brutto. Con la capitozzatura vengono creati dei “mostri” !

Legambiente

Un’oasi in un piccolo balcone

Il giardino in verticale permette anche a chi ha un piccolo balcone di avere una ricchezza a portata di   mano

Le piante crescono bene anche con poca terra, basta che ci siano nutrimento, acqua e luce. I  vantaggi che ne potremmo ottenere sono innumerevoli:

  • Migliora la qualità dell’ariaLe piante contribuiscono ad assorbire anidride carbonica e produrre ossigeno, e catturano polveri sottili e riducono  la quantità di gas-serra
  • Assorbe le onde elettromagneticheper confermare su questo fenomeno si stanno ancora conducendo vari studi in particolare sul cactus e sull’edera comune
  • Costituisce una barriera alla polvere – La polvere viene bloccata sulle foglie e poi lavata via dalla pioggia
  • Allontana le zanzare – Le piante producono sostanze innocue per l’uomo ma nocive per gli insetti, le più utili per allontanare le zanzare sono: rosmarino, menta, geranio, citronella e basilico
  • Contribuisce all’isolamento termico – Il giardino verticale appoggiato ad una parete, aiuta a mitigare la temperatura all’interno del nostro appartamento contribuendo al risparmio energetico. Le piante filtrano i raggi del sole, impedendo loro di colpire direttamente le pareti: mentre in inverno formano uno sbarramento  agli agenti atmosferici esterni.
  • Crea ombra sul nostro balcone – Il giardino verticale posizionato  su un lato aperto contribuisce a produrre un’ombra naturale e protegge dagli occhi indiscreti del vicino
  • Aumenta l’isolamento acustico – Mentre le onde sonore restano bloccate nel substrato inferiore, le piante riescono ad ostruire naturalmente le frequenze più alte facendo sì  che il rumore possa arrivare attenuato.
  • Regala un effetto terapeutico e rilassante.- La cura di orti e giardini ha infatti un riconosciuto effetto curativo e riabilitativo, ma anche per chi non se ne prende cura direttamente potrà godere di un effetto calmante dato dalla presenza dei colori e dei profumi della natura
  • E’ educativo e pedagogico per i più piccoli – che potranno sperimentare un contatto pratico con la natura e osservare il ciclo vitale dal seme alla pianta, alla nascita di nuove foglie o fiori
  • Permette di partecipare al movimento dei seed savers – ovvero i custodi di varietà antiche, potremmo quindi coltivare in vaso semi «preziosi» di varietà storiche e locali, che rigenereremo di anno in anno.
  • Facilita l’agricoltura biologica – meno insetti e animali nocivi, meno erbacce: i Giardini Verticali sono meno esposti agli attacchi di tutto ciò che troppo spesso viene combattuto con pesticidi e diserbanti chimici.
  • Aumenta  perfino il valore e l’appetibilità dell’immobile.

Come costruire un giardino verticale

In commercio vengono proposte innumerevoli soluzioni, la più economica ma di grande effetto è sicuramente quella di utilizzare uno o più pallet .

In questo video per produrre il vano che ospita la pianta è stato utilizzato un “tessuto non tessuto” di grammatura importante. Altra soluzione è trovare dei vasi che rientrano nelle misure che si creano nel pallet.

Gli usi del nostro giardino

  • Come semenzaio – Già da febbraio possiamo impiegare la struttura come una piccola serra in cui semineremo le nostre piantine e le terremmo coperte con telo di plastica, quando poi i germogli saranno nati li potremo mettere in vasi.
  • Per i fiori – Il giardino verticale è perfetto per coltivare una cascata di fiori colorati in poco spazio, anche sul balcone; si collocheranno sul ripiano più alto le piante che si sviluppano in altezza, per esempio le Dipladenie, in quelli sottostanti le ricadenti e le altre piante, per esempio petunie e surfinie, oltre alle immancabili margherite.

Si può creare anche un giardino di piante grasse se la posizione e assolata  o addirittura mettere un unico tipo di pianta, ad esempio una felce se la posizione del nostro balcone  è in ombra.

I fiorai e i vivai del luogo ci saranno dare sicuramente le indicazioni più precise.

  • Come orto – Se il sole splende sul nostro balcone per gran parte della giornata, potremo piantare di tutto. Se invece è esposto a mezz’ombra, dovremo limitarci a lattughe da taglio , spinaci, valeriana, cicoria, prezzemolo, cavoli, bietola, sedano, ravanelli, cipollotti, aglio, erba cipollina, fragole, aromatiche come melissa, menta, basilico.

Giornata internazionale della Biodiversità – 22 maggio

Oggi 1 milione di specie animali e vegetali rischiano di sparire per sempre.

Cos’è la biodiversità?

In natura essa consiste in una varietà di specie animali e vegetali,  questi sono in interazione tra loro è questa interazione permette di mantenere in vita il loro ambiente, il loro ecosistema.

Sulla Terra esistono diversi tipi di ecosistemi, ogni ecosistema è un sistema aperto che ha scambi con altri ecosistemi. Gli scambi tra gli ecosistemi ci forniscono cibo, acqua, riparo e medicinali necessari per la nostra sopravvivenza.

Gli organismi dipendono gli uni dagli altri e l’uomo non fa eccezione.

Come l’uomo distrugge la sua fonte di cibo e di salute:

I pescatori pensavano che le balene fossero responsabili della penuria di pesci, per cui si diedero alla caccia di queste. Le orche che si cibavano dei piccoli di balena, iniziarono a cacciare le foche e poi le otarie. Come le otarie diminuirono, le prede di queste iniziarono a diffondersi e pesci aggressivi e  ricci che iniziarono a infestare le aree di pesca tradizionale dei pescatori, che si trovarono di fronte a una forte diminuzione del pescato. In pratica, cacciando le balene, rovinarono la loro stessa economia, che si reggeva su quel fragile equilibrio nella catena alimentare.

Le api sono minacciate da pesticidi, perdita di habitat, monocolture…. se scomparissero tutte le api, i calabroni e i bombi, oltre al fatto che il miele che non ci sarebbe più, non avremmo più frutti e verdure legate per l’impollinazione a questi insetti e non avremmo latte e formaggi, dato che molte piante usate come foraggio per il bestiame dipendono anche da questi insetti.

Studi e relazioni su malattie e pandemie:

Un quadro chiaro ce lo fornisce il Wwf con il suo rapporto “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”,

L’Università La Sapienza, ha pubblicato un articolo in cui si mette in relazione la diffusione delle malattie infettive con l’azione dell’uomo sulla natura. In particolare, si indagano una serie di episodi recenti che hanno prodotto effetti simili all’attuale pandemia, ad esempio  malattie come l’ebola, la Malaria, la sars e il virus Zika si sono presentate in concomitanza  con la deforestazione che ha visto le zanzare, vettori dei virus,  diffondersi incontrastate.

Il position paper della Società Italiana di Medicina Ambientale  mette in relazione l’incidenza particolarmente alta dei casi di infezione virale in Lombardia con le concentrazioni di particolato atmosferico (PM10 e PM2,5). «Le polveri sottili funzionano da carrier, ovvero da vettore di trasporto, per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus. […] Si evidenzia una relazione tra i superamenti dei limiti registrati nel periodo 10-29 febbraio e il numero di casi infetti da COVID-19 aggiornati al 3 marzo, considerando un ritardo temporale intermedio di 14 giorni, pari al tempo di incubazione del virus».

Stiamo per arrivare ad un punto di non ritorno e noi siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa.  

Oggi è una giornata importante. È il 50° anniversario della Giornata della Terra.

Il 22 aprile si celebra la giornata mondiale della Terra, ricorrenza arrivata ormai al cinquantesimo anniversario. Piuttosto inquietante se si pensa che addirittura nel lontano 1970 (per la precisione il 18 gennaio), il New York Times pubblicò a tutta pagina un annuncio per sottolineare come fosse giunto il momento di dedicare un giorno del calendario al nostro pianeta.

L’uomo prese a cuore la ricorrenza dimenticandosi però di FARE qualcosa di concreto a proposito, dal momento che a distanza di mezzo secolo la situazione è drasticamente peggiorata. Quest’anno, neanche a dirlo, l’argomento è la tutela del clima ed esistono parametri (Climate Risk Index) che con delle variabili che consentono di fare un calcolo approssimativo ma realistico del numero di vittime attribuibili a fattori atmosferici.

L’intervento dell’uomo è la principale, se non l’unica, disgraziata causa di cambiamenti climatici e problemi di salute : la “quotidianità” con la quale stiamo progressivamente alterando le condizioni climatiche sono da sommare a circostanze per le quali non c’è alcun tipo di attenuante a cui aggrapparsi. Una di queste è la deforestazione che si sta compiendo ormai da decenni in Amazzonia, regione che da sempre viene considerata il polmone verde della Terra e che nonostante ciò viene costantemente martoriata per un esponenziale crescita del consumismo.

Il crescente livello di emissioni di gas serra, indipendentemente dall’origine (sistemi di riscaldamento, veicoli, industria, disboscamento…) è riconducibile esclusivamente all’intervento umano e come è stato ribadito anche dall’Organizzazione mondiale meteorologica delle Nazioni Unite (WMO), nonostante gli accordi di Parigi non è stato rilevato alcun segnale di abbassamento, come dimostrato dal nuovo livello record fatto registrare nel 2018.

Tuttavia, ricordarsi di questa giornata mondiale per la Terra, non è inutile se riusciamo a risvegliare le coscienze della popolazione senza limitarci a segnare sul calendario una ricorrenza . Che cosa può fare concretamente un semplice cittadino? Opporsi alla crescente cementificazione della propria città e piantumare, piantumare, piantumare!

BONUS VERDE 2020

Anche nel  2020 é riconfermato il Bonus Verde per la ristrutturazione di giardini, balconi e terrazzi.

Cos’è il Bonus Verde?

In base a quando dice l’Agenzia delle Entrate: é una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute nel 2020 per i seguenti interventi:

  • sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi
  • realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

La detrazione  é da ripartire in dieci quote annuali di pari importo e va calcolata su un importo massimo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo, comprensivo delle eventuali spese di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione degli interventi.

Il pagamento delle spese deve avvenire attraverso strumenti che consentono la tracciabilità delle operazioni (per esempio, bonifico bancario o postale).

A chi interessa

Può beneficiare della detrazione chi possiede o detiene, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile oggetto degli interventi e che ha sostenuto le relative spese.

Ecco i vantaggi

La detrazione massima è di 1.800 euro per immobile (36% di 5.000).
Tuttavia c’é un aspetto da considerare: il bonus verde spetta anche per le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, fino a un importo massimo complessivo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo. Questo significa che ha diritto alla detrazione il singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che la stessa sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Lavori detraibili e non

I lavori che rientrano nell’ambito dell’agevolazione fiscale sono:

  • sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni;
  • impianti di irrigazione e realizzazione di pozzi;
  • riqualificazione di prati;
  • grandi potature;
  • fornitura di pianti ed arbusti;
  • realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili.

Tra i costi detraibili rientrano anche le spese di progettazione purché relative a lavori successivamente effettuati.

Come immaginate, alcune spese non possono essere detratte, ovvero:

  • acquisto di attrezzature per la cura e manutenzione del giardino come tagliaerba, pale, picconi, vanghe, forbici, etc
  • acquisto di vasi senza effettuare altri lavori di miglioramento dello spazio verde.

A questo punto, il passaggio successivo per rinnovare il tuo spazio verde è sicuramente quello di scegliere professionisti affidabili che sappiano ascoltarti e trovare la soluzione ideale sia per il piccolo giardino di un’abitazione privata che per il parco di vasta metratura di una villa.

#balconifioriti

Decreto coronavirus, dal Governo via libera alla vendita di piante e fiori

“l’art. 1, comma 1, lettera f), del Dpcm del 22 marzo 2020 ammette espressamente l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, consentendo quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti etc. Peraltro – continua il testo – tale attività rientra fra quelle produttive e commerciali specificamente comprese nell’allegato 1 dello stesso Dpcm “coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali”, con codice ATECO “0.1.”, per le quali è ammessa sia la produzione sia la commercializzazione”.

“Deve conseguentemente considerarsi ammessa – si conclude – l’apertura dei punti di vendita di tali prodotti, ma in ogni caso essa dovrà essere organizzata in modo da assicurare il puntuale rispetto delle norme sanitarie in vigore”. Coldiretti lancia quindi “un appello alla grande distribuzione, ai mercati e a tutti i punti vendita aperti affinché promuovano la vendita di fiori e piante Made in Italy” e invita “tutti gli italiani a mettere fiori e piante nei propri giardini, orti e balconi come segno benaugurante della primavera che segna il momento del risveglio con la mobilitazione #balconifioriti”.

#IO RESTO A CASA

Far fronte allo stress durante l’epidemia di COVID-19

Traduzione italiana delle infografiche OMS Sezione “Advice for public”
https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public
How to cope with stress during 2019-nCoV outbreak

È normale sentirsi tristi, stressati, confusi o
spaventati durante una crisi. Parlare con
persone di cui ti fidi ti può aiutare. Contatta
gli amici e la famiglia.
Se devi rimanere a casa, mantieni uno stile
di vita sano – dieta corretta, sonno, esercizio
fisico – e i contatti sociali con i tuoi cari e i
tuoi amici via e-mail e telefono.
Non fumare, non bere alcolici o peggio
ancora non usare droghe per affrontare le
tue emozioni.
Se ti senti sopraffatto dall’angoscia, parla
con un operatore sanitario o con un
consulente.
Raccogli le informazioni che ti possano
aiutare a determinare con precisione il
rischio in modo da poter prendere
precauzioni ragionevoli.
Trova una fonte scientifica attendibile come
il sito web dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità (WHO) o una istituzione
governativa del tuo paese.
Cerca di limitare la preoccupazione e l’agitazione riducendo il tempo che tu e la tua famiglia trascorrete
guardando o ascoltando i media che percepisci come sconvolgenti.
Ricorda come in passato hai affrontato le avversità della vita per gestire le tue emozioni durante il momento
difficile di questa emergenza.

Aiuta i bambini a far fronte allo stress durante l’epidemia COVID-19

Traduzione italiana delle infografiche OMS Sezione “Advice for public”
https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/advice-for-public
Helping children cope with stress during the 2019-nCoV outbreak

I bambini possono rispondere allo stress in
diversi modi, come essere più insistenti, ansiosi,
arrendevoli, arrabbiati, oppure essere agitati,
bagnare il letto ecc.
Rispondi alle loro reazioni appoggiandoli, ascolta
le loro preoccupazioni e dai loro più amore e
attenzione.
Cerca di tenere i bambini accanto a te, per
quanto possibile. Falli giocare e rilassare.
In caso di separazione (ad es. ricovero in
ospedale) stabilisci contatti regolari (ad es. via
telefono) e rassicurali.
Parla di ciò che è accaduto, spiega cos’è ora in
corso e fornisci loro informazioni chiare con
parole che possono capire a seconda della loro
età.
I bambini hanno bisogno dell’amore e
dell’attenzione degli adulti durante tempi difficili.
Concedi loro più tempo e attenzione.
Ricorda di ascoltare i tuoi figli, parla con
gentilezza e rassicurarli. Se ti è possibile, trova il
tempo per giocare un po’ con loro.
Segui regolarmente le routine e gli orari in un nuovo ambiente, compresa la scuola / apprendimento e tempo
per giocare in sicurezza e rilassarsi.
Fornisci fatti su ciò che è accaduto, spiega cos’è ora in corso e fornisci loro informazioni chiare su come per
ridurre il rischio di essere contagiati dalla malattia con parole che possono capire a seconda della loro età.
Ciò include anche fornire informazioni su cosa potrebbe accadere in modo rassicurante (ad esempio un
membro della famiglia e / o il bambino potrebbe iniziare a non sentirsi bene e potrebbe andare in ospedale
per un po’ di tempo).

Testi ed immagini da: salute.gov.it

La scelta giusta

Il consumismo determina un aumento dei consumi per soddisfare bisogni indotti dalla pubblicità, dalle mode, dalla spinta sociale; bisogni fittizi che vengono fatti apparire come reali al solo scopo di allargare continuamente la produzione

La bevanda scura per decenni conosciuta come un unico prodotto, ne diventa sette:

senza zucchero,

senza caffeina

con più caffeina

al gusto agrumi

energetica

senza calorie

dolcificata naturalmente.

I tipi di farine che si trovano oggi sugli scaffali dei supermercati sono circa 40.

Dalla seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte,(Wikipedia) passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all’anno nel 2000 dicono a causa dell’aumento della popolazione che però  è solamente raddoppiata e non quintuplicata.

In verità i paesi occidentali hanno aumentato il consumo pro-capite. Anche questa volta la risposta e nell’aumento dei prodotti, si sono affacciati sul mercato “I preparati” tutti quei prodotti pronti per essere cotti: polpettone di vitello con provola speck e trevisano, polpettone di vitello con verdure grigliate, polpettone di vitello con verdure e formaggi, polpettone di vitello……

Consumismo che produce spreco di cibo: (stime al rialzo rispetto ai dati FAO) e danni ambientali.

Ovviamente il consumismo non riguarda solo il cibo, la pubblicità ci segue dentro i supermercati e ci propone centinaia di bagnoschiuma e di creme. A chi non è capitato di essere colpito dai colori della confezione, dalle scritte che proponevano miracoli e di acquistare una crema per poi usarla appena ed infine buttarla via?

Per non parlare degli oggetti tecnologici, che proliferano a dismisura in ogni parte della nostra vita, molti di questi non deteriorano ma diventano obsoleti o non più rispondenti al nostro nuovo bisogno, bisogno suggerito dal consumismo.

Molti prodotti oggi, 6 milioni, sono derivati dal petrolio;  le loro lavorazioni, il loro imballo, il loro trasporto e il loro smaltimento produrranno un inquinamento che  durerà  più del periodo in cui sono stati utilizzati e provocheranno un danno ambientale  maggiore del prezzo pagato al momento dell’acquisto, prezzo che pagheremo tutti.

La recente tendenza della sociologia e dell’economia tendono a sminuire gli effetti negativi del consumismo, con studi e ricerche finanziati da chi ha un acceso conflitto di interessi.

Sono i consumatori, con le loro scelte quotidiane, ad avere il potere reale di influenzare il mercato e le scelte produttive; siamo noi che abbiamo in mano il potere di salvare l’ambiente.

Acquistiamo prodotti che come una volta hanno la caratteristica principale di durare, scegliamoli di qualità, di materiali il più possibile naturali, provenienti da una filiera corta così da abbattere l’inquinamento creato dal trasporto e dagli imballi.

Non facciamoci influenzare dalla pubblicità, dalle mode, dalla spinta sociale che suggerisce prodotti che si caricano unicamente di significati artificiali.

Un albero in più

L’anidride carbonica (CO2) che si accumula nell’atmosfera è la principale responsabile dell’incremento dell’effetto serra e, quindi, dell’innalzamento della temperatura del pianeta. Dall’innalzamento della temperatura derivano in parte i problemi che affliggono oggi il pianeta: carestie, fame, guerre, migrazioni, catastrofi naturali dipendono spesso, in maniera diretta o indiretta, dal riscaldamento globale.

Cosa possiamo fare per invertire questo andamento? Cambiare, a livello massivo i nostri stili di vita riduce certamente le emissioni di CO2. Vivere secondo criteri di sostenibilità, ridurre sensibilmente i consumi di carne, razionalizzare i trasporti, sviluppare tecnologie che consentano un uso quotidiano e diffuso di energie rinnovabili sono azioni che abbassano le emissioni di CO2 e ci auguriamo che diventino comportamenti sempre più diffusi. Così come continueremo a lavorare perché le politiche governative ad ogni latitudine mettano le risorse naturali al centro degli interessi dei paesi. Ma questi comportamenti presuppongono un cambiamento culturale profondo che, in quanto tale, richiede tempo. Tempo che non abbiamo.

È dunque urgente affiancare a questi processi di graduale conversione ecologica, azioni che portino rapidamente ad un abbassamento dei livelli di CO2. Una di queste azioni è molto semplice ed è alla portata di ognuno di noi. Per questo lanciamo qui un

APPELLO A PIANTARE ALBERI

Milioni, miliardi di alberi. Possiamo farlo oggi, subito: non inciderebbe sui nostri stili di vita, avrebbe costi irrisori rispetto a qualunque altra alternativa e funzionerebbe sicuramente. Piantare miliardi di alberi coprendo ogni zona del pianeta che possa essere adatta. Soprattutto le nostre città, dove la presenza di alberi avrebbe anche altri effetti positivi: ridurre l’isola di calore urbana durante le grandi ondate di caldo estivo, ospitare biodiversità, mitigare le alluvioni urbane, migliorare la vivibilità. Immediatamente. Ogni zona delle città che possa ospitare degli alberi deve essere utilizzata a questo scopo. Si può fare e si può fare in fretta e con poco.

CHIEDIAMO QUINDI

ad ogni cittadino di buona volontà, ad ogni organizzazione di qualunque natura e orientamento, ad ogni azienda pubblica o privata, alla straordinaria rete di comuni e regioni d’Italia, al governo nazionale di unirsi a noi con l’obiettivo di

PIANTARE IN ITALIA 60 MILIONI DI ALBERI PRIMA POSSIBILE

Un albero per ogni italiano: 60 milioni di alberi che dal loro primo istante di vita realizzano la loro opera di mitigazione dei livelli di CO2 nell’atmosfera. Inoltre, dopo anni di intensa cementificazione del suolo e in assenza di una legge che tuteli questo patrimonio; la scelta di luoghi su cui favorire una riforestazione intelligente può contribuire a valorizzare il bene comune del paesaggio urbano e rurale del nostro paese. Ci impegniamo a far sì che questa buona pratica cresca di anno in anno su scala mondiale, ma se vogliamo arrivare al 2030 in condizioni atmosferiche non irreversibili, il momento di agire è adesso.

Stefano Mancuso – Scienziato e Direttore LINV
Carlo Petrini – Presidente Slow Food
Domenico Pompili – Vescovo di Rieti

#Unalberoinpiù #Tipianto